


Promuoviamo la Valle Caudina come Capitale Italiana della Cultura 2028, valorizzando storia e territorio.
La candidatura della Città Caudina nasce dall’esigenza di dare forma condivisa a una vocazione già evidente: una valle storicamente innestata in una dimensione europea e, al tempo stesso, profondamente rurale, fatta di paesaggi agricoli, manifattura resiliente e comunità coese.
È la scelta di trasformare una terLa candidatura di Città Caudina a capitale italiana della cultura 2028 si configura come un laboratorio «metrorurale»: una città policentrica e connessa che integra borghi, paesaggi naturali, ecosistemi produttivi e sistemi di servizio in un’unica infrastruttura culturale e civica. Qui la cultura diventa motore trasversale di sviluppo — capace di rigenerare spazi, attivare filiere miste (agricoltura - turismo - cultura - artigianato), innestare innovazione, generare welfare di prossimità e nuove economie — mentre la governance multilivello dell’Unione dei Comuni supera la frammentazione con una regia condivisa, patti intercomunali e partecipazione qualificata. Le dorsali della Via Appia e dell’Acquedotto Carolino sono reinterpretati come reti di connessione simbolica e funzionale, su cui innestare mobilità dolce, accessibilità e itinerari contemporanei.
La città metrorurale valorizza la biodiversità comunitaria e i talenti giovanili, attiva residenze creative e programmi di capacity building, si salda a reti europee per scambio e co-progettazione, e organizza le azioni su più scale — TERRA (radicamento locale), ARIA (connessioni sovralocali), LUCE (standard e ispirazioni) — costruendo un modello replicabile di abitabilità, coesione e innovazione oltre il 2028. La direzione ambiziosa è infatti fondare una sola municipalità dalle 14 attuali fondata su una sola matrice culturale.
La Valle Caudina è, a tutti gli effetti, una città policentrica in un paesaggio a forte vocazione rurale. Non va letta come «area interna» o marginale: la sua posizione di cerniera tra sistemi urbani, amministrazioni e reti di servizio le assegna un ruolo naturale di snodo territoriale e culturale. Convive con criticità ormai endemiche — spopolamento, rarefazione dei servizi, fragilità e abbandono del patrimonio — ma dispone di un capitale sociale diffuso, di filiere agro-alimentari e manifatturiere radicate e di una trama di luoghi, competenze e pratiche collaborative. In questa prospettiva la Valle si configura come «metrorurale»: una città con più centri interdipendenti che ricuce distanze, mette in comune servizi e sperimenta nuovi usi del patrimonio, nuove economie e nuove ambizioni di comunità.ra di passaggio, oggi spesso percepita come area marginale, in una città metro-rurale che ricuce relazioni, economie e competenze: non periferia, ma cerniera tra mondi diversi, con una propria cifra culturale e una nuova posizione nello scenario nazionale ed europeo.
La candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028 non è una celebrazione episodica, ma una politica pubblica: usa la cultura come infrastruttura di welfare di prossimità e leva per lo sviluppo di filiere ibride tra agricoltura e agroalimentare, manifattura e artigianato, turismo e creatività.
È, insieme, progetto di area vasta, atto politico e patto generazionale: mette in rete i quattordici Comuni e propone la Valle Caudina come laboratorio di “futurismo rurale”, capace di generare modelli replicabili per altre aree interne italiane ed europee.
La candidatura è l’esito di un percorso di ascolto e co-progettazione – incontri pubblici, tavoli tematici, consultazioni – che ha rafforzato la fiducia tra amministrazioni e società civile e ha portato direttamente nel programma priorità, valori e proposte emerse dal territorio.
Il progetto di candidatura è pensato come un ciclo dell’agire rurale: preparare il terreno, scegliere le sementi, irrigare, accompagnare la crescita, raccogliere i frutti.
Allo stesso modo, i 5 macro-obiettivi guidano un processo di rigenerazione che parte dal patrimonio locale, lo innesta con nuove forme di governance e di filiera e lo nutre con reti di collaborazione locali ed europee.
CAUDIUM DISSODA nuovi immaginari
Rigenera patrimonio storico e paesaggio con linguaggi contemporanei, rafforzando appartenenza e posizionamento.
CAUDIUM IRRORA culture generative
Mette in relazione cultura, agricoltura e manifattura, creando filiere innovative ed economie esperienziali attrattive per giovani e competenze.
CAUDIUM INNESTA nuove governance
Supera frammentazioni, attiva protocolli intercomunali, osservatori e data-hub, in collaborazioni con università italiane ed europee e in connessione con reti europee.
CAUDIUM GENERA reti e filiere per nuovi orizzonti di cultura
Sviluppa servizi culturali di prossimità, cittadinanza attiva e adesione a piattaforme nazionali ed europee, per contrastare isolamento e spopolamento.
CAUDIUM FECONDA biodiversità comunitaria
Usa la cultura come infrastruttura di coesione, valorizza la biodiversità culturale e sociale, costruisce un patto generazionale e territoriale.
I cinque obiettivi sono il quadro di riferimento degli oltre 100 interventi proposti nella candidatura: progetti nati da un percorso di ascolto e concertazione che agiscono sia nella dimensione locale e comunitaria, sia nelle connessioni territoriali, nazionali e internazionali.
Dal 2025 al 2028 il calendario di Città Caudina si articola in tre grandi cantieri di cultura diffusi in tutti i 14 Comuni.
PATRIMONIO COME DISPOSITIVO CONTEMPORANEO
Programmi di eventi e sperimentazioni artistiche rileggono luoghi e memorie in chiave attuale.
I luoghi simbolo della valle – dall’Acquedotto Carolino alla Via Appia, dai castelli agli antichi mulini – non sono scenografie ma piattaforme attive, dove il patrimonio viene reinterpretato attraverso interventi artistici e multimediali. Anche il patrimonio immateriale – feste, riti, canti, narrazioni – è trattato come un archivio vivo, con residenze, podcast, mappe sonore e progetti di arte comunitaria che mettono in dialogo memoria e contemporaneità. La dimensione digitale amplia l’esperienza di visita e connette comunità residenti e pubblici remoti.
LABORATORI DI CREATIVITÀ E COESIONE
Percorsi partecipati con scuole, associazioni, imprese e cittadini per progettare insieme nuovi usi degli spazi e nuove narrazioni di valle.
La Città Caudina diventa un grande laboratorio diffuso: scuole, associazioni, imprese, parrocchie, gruppi informali e singoli cittadini sono co-protagonisti. Nascono cantieri creativi in spazi dismessi, atelier sonori, redazioni temporanee e percorsi di co-design in cui cittadini e artisti immaginano nuove funzioni per piazze, edifici e paesaggi. Particolare attenzione è riservata ai giovani, ai percorsi intergenerazionali e alle persone in condizioni di fragilità.
INCUBAZIONE DI INNOVAZIONE E SVILUPPO LOCALE
Iniziative di ricerca, confronto e progettazione mettono in rete la Città Caudina con centri di ricerca e reti europee.
Un programma di azioni che guarda oltre il 2028: nasce l’Osservatorio Europeo della Ruralità Futura (EOFR), piattaforma che collega ricercatori, amministratori, artisti e comunità per ripensare la ruralità. In collaborazione con il Politecnico di Milano (CRAFT–DASTU), le università campane e reti europee, si sviluppano mappature, strumenti di valutazione dell’impatto e progetti pilota replicabili. Il Microfestival dell’Abitare, curato da Guerrilla Lab, porta nei borghi installazioni temporanee, micro-architetture e performance conviviali che trasformano strade e cortili in spazi generativi tra memoria e innovazione.